Trasloco in vista..>:
Ho "acquistato" l’indirizzo su splinder..qui non si può più vivere..
Sto seriamente pensando..
…di PASSARE A SPLINDER..[che casino in 'sto blog, che casino che fa tiscali..]
..Lo studio è troppo/La carne si rattrista/La parola ora tace.
“Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
vanità delle vanità, tutto è vanità.
Quale utilità ricava l’uomo da tutto l’affanno
per cui fatica sotto il sole?
Una generazione va, una generazione viene
ma la terra resta sempre la stessa.
Il sole sorge e il sole tramonta,
si affretta verso il luogo da dove risorgerà.
Il vento soffia a mezzogiorno, poi gira a tramontana;
gira e rigira
e sopra i suoi giri il vento ritorna.
Tutti i fiumi vanno al mare,
eppure il mare non è mai pieno:
raggiunta la loro mèta,
i fiumi riprendono la loro marcia.
Tutte le cose sono in travaglio
e nessuno potrebbe spiegarne il motivo.
Non si sazia l’occhio di guardare
né mai l’orecchio è sazio di udire.
Ciò che è stato sarà
e ciò che si è fatto si rifarà;
non c’è niente di nuovo sotto il sole.
C’è forse qualcosa di cui si possa dire:
«Guarda, questa è una novità»?
Proprio questa è gia stata nei secoli
che ci hanno preceduto.
Non resta più ricordo degli antichi,
ma neppure di coloro che saranno
si conserverà memoria
presso coloro che verranno in seguito.”
Nella mia vita c’è un tempo per ridere e un tempo molto più lungo per riflettere.
C’è un tempo per tacere e un tempo per parlare.e malgrado le apparenze si equivalgono quasi.
C’è tempo per uccidere e un tempo molto più breve e vano per far guarire.
C’è un tempo per gemere e uno più saltuario per ballare.
E da qualche parte ci sarà un tempo per cucire, dopo avere strappato, un tempo per abbracciare dopo essersi a lungo trattenuti dal farlo, un tempo per cercare e poi un tempo per amare.
Aspetto questi ultimi tempi..perchè saranno i migliori.
Intanto dopo tempo immemore ho trovato il tempo per scrivere qualcosa qui.
"Vite e libertà nelle città del boom"..ovvero prove di un esame.

Ci ho lavorato per una domenica intera..salvo poi far sì che un incauto fratello chiudesse sul più bello il documento non ancora salvato.
Ho passato una serata a cercare di recuperarlo nei meadri più reconditi del mio pc..[con l'aiuto di due hack..ehm..amici!]
L’ho rifatto in una altra serata e mezzo.
Adesso, volente o nolente chi passa di qui almeno ci da uno sguardo..che tutto è troppo lungo, e forse è anche noioso..ma che almeno non abbia perso tuto ‘sto tempo per farlo leggere solo al prof.@_@
?Lavorava in pieno la città, a quell’ora, sopra, sotto e intorno a lui, nella medesima casa uomini come lui lavoravano, e nella casa di fronte lavoravano e nella casa vecchissima di via Foppa che si intravedeva in uno squarcio tra le case, e dietro ancora, nelle case invisibili e più in là, più in là, nella caligine, per chilometri e chilometri, lavoravano. Carte, registri, moduli, telefonate, quietanze, mani ingombre di penne, di arnesi, di matite, intente a una vite, a un incastro, a un’addizione, a un innesto, a una saldatura, a un e-stratto conto, a un fissaggio, sterminio di formiche frenetiche assetate di benessere..?
E? questa la Milano di Un Amore?
O è forse ?la Milano da cui veniva Laide. Le case dei ballatoi col tanfo di gatto, coi vasi fioriti di maggio e le mutande appese e la voce della giovane che canta con abbandono e la lite orrenda fra lui e lei con parole che ripetere sarebbe vergogna…Un pezzo di Milano imprevedibile, di cui lui non aveva mai sentito parlare. A parte le luci elettriche, e una Vespa lasciata dinanzi a una porta, tutto era come un secolo, due secoli prima.??
Si potrebbe dire che Buzzati in questi libro ci descriva una lotta.
Una lotta senza esclusione di colpi tra Dorigo e Laide, in cui il problema è l?amore che An-tonio Dorigo, architetto di 49 anni, “un borghese nel pieno della vita, intelligente, corrotto, ricco e fortunato?, cerca di ?comprare? da Laide, la ballerina della Scala che, in verità, si guadagna da vivere con prestazioni sessuali a pagamento e ballando in un equivoco locale notturno.
Una lotta che coinvolge il protagonista fino ad annullarlo, fino a renderlo schiavo di un sentimento che lo distrugge, che lo umilia, che lo spinge a rifiutare tutto per avere solo e finalmente Laide.
E sullo sfondo la Milano del boom economico. Una Milano in cui convivono suggestioni di un vivere antico e lontano e irresistibili richiami alle novità più moderne, un insieme intrigante di case, persone, strade che odorano di vecchio e di nuovo.
Qui si consuma una lotta parallela a quella del travaglio sentimentale di Dorigo, una lotta che Dorigo incarna come emblema di un mondo che è passato, che sta cambiando, anzi, forse non c?è più.
Una lotta tra le due Milano prima descritte: tra una Milano brulicante, attiva, laboriosa, la Milano del primo boom economico, che nel suo orgoglio, nella sua decisione e nella sua sfacciata, insolente presunzione è rappresentata perfettamente da Laide; e una Milano che sta sparendo, che rimane nascosta in piccoli vicoli scoperti per caso, relitti non ancora sco-perti e riassorbiti dalla modernità, in cui ?La luce, di sera, viene soltanto dalle stranite lampadine giallastre che illuminano fiocamente gli androni d’ingresso.?
Laide viene proprio da qui. ?Per un istante lei era uscita dal suo mondo popolaresco, dissipato e misterioso, lui si era illuso di poterla portare dentro nella propria vita, borghese, onesta e rispettabile, la vita che egli in fondo disprezza ma che gli appartiene per la forza del sangue? pensa Dorigo, ma la realtà non è proprio questa. Si potrebbe dire che Antonio fa parte del mondo borghese grazie al suo impiego, ai suoi meriti lavorativi; ma la sua mentalità e le sue idee sono ancora radicate in un mondo più semplice, più romantico si potrebbe dire.
Adelaide invece è diversa. Fugge dalle sue radici con tutte le sue forze: e con essa rifiuta anche il modello di donna che appartiene al passato (popolaresca e morigerata) per essere invece una donna indipendente, sfrontata, bugiarda, libera che approfitta degli uomini per continuare a fare tutto ciò che desidera.
E questa nuova figura di donna incanta il maturo architetto fino quasi a rappresentare per Antonio l?anima della città stessa da lui tanto amata, con tutte le sue contraddizioni. L?anima di una città che sente ormai lontana, che non capisce, che non riesce a vivere, proprio come il rapporto con Laide.
Antonio capisce di essere ormai fuori tempo e che Laide diventa l?unico possibile accesso ad una realtà nuova, una realtà che finisce per scontrarsi anche con la sua figura di intellettuale.
?Con quella macchina arriverà un uomo in gamba, ricco, sportivo, disinvolto, moderno, giovane, come i fusti dei film di moda. Le farà una magnifica impressione. Vedendolo ar-ivare con una spyder sport Laide non potrà più considerarlo un intellettuale, uno sparuto, un povero borghese?.
Sul terreno del passato il germe del futuro che penetra in modo diverso a seconda degli strati sociali e soprattutto delle generazioni; segni di modernità che piacciono alla giovane Laide, nelle auto sportive, nelle feste tirate fino all?alba, nel ?consumo? e nel benessere?che invece non irretiscono l?architetto Dorigo se non al fine di conquistare il cuore di Laide.
?Alla Laide, la sua personalità artistica, quel fascino intellettuale che qualche volte faceva colpo sulle donne del suo mondo, era del tutto indifferente. Per farsi prendere in conside-razione da lei, una bella Maserati ultimo modello contava molto di più che aver costruito il Partenone.?
Ma Antonio sa che cercare di redimerla non ha senso; che è lui a dover inseguire, che è lui a dover tentare di raggiungere quel mondo che corre, che va veloce e scappa via proprio come Laide. Così finisce per girare su se stesso, incapace di uscire dal vortice, risucchiato da un qualcosa più grande di lui, da un contrasto che non c?entra solo con il non essere amati, ma anche con il non riconoscersi più nei rapporti con chi appartiene per davvero al presente.
L?autore rinuncia in questo caso allo stile fantastico per una scrittura asciutta, secca e aspra che dà il meglio di sé nella raffigurazione dei personaggi, dell?uomo in balia dell?amore mercenario per una donna che lo ?incenerirà?, nello squallore di una Milano fresca di rico-struzione e in odore di speculazione edilizia, (?Pezzo a pezzo, la vecchia Milano era stata distrutta?Ma i bestiali non capiscono queste cose e con il peso dei miliardi spianano i sozzi e polverosi quartieri dei millenni a scopo di lucro..?) con i suoi grovigli di vicoli, i suoi inferni del primo boom economico;
La Milano della nuova società rinnovata colpisce e forse ferisce Buzzati, tanto da farla diventare in fondo un altro personaggio del romanzo.
Ma non colpisce solo lui. Già Gadda, ?precursore? e primo ispiratore della polemica dei letterati del boom riguardo al trauma della modernità, dice che ?Tutto esiste a Milano. Milano è la scansìa d?ogni possibilità, d?ogni idea che possa diventare industria, o commercio. Non vi è industria o commercio, che non sia rappresentata a Milano?.
Poi descrivendo il prototipo della città mutata, già nel 1955 scrive: ?La città si dilata: la città si estende. Gli urbanisti e i sociologi, gli amministratori del comune, gli impresari edili, i cultori di statistica, i tecnici dell?acqua potabile, del gas, della luce, dei telefoni parlano di sviluppo della città, redigono grafici in ascesa, contemplano l?incremento di domani: scrivono incremento, sviluppo…?
Egli anticipa una tematica che tanti altri autori approfondiranno in varie forme.
A cominciare da Bianciardi e Mastronardi che sentono le grandi trasformazioni di questi anni come presagi della fine di un mondo, e percepiscono forte non un sentimento di liberazione, ma piuttosto di eliminazione violenta del passato, come abrasione e amputazione di una cultura.
Proseguendo poi con Ottieri, Volponi, Parise che preferiscono tematizzare un altro aspetto della modernità incipiente della nuova città: la fabbrica. La fabbrica che è la vera divinità contemporanea e infatti spesso viene non a caso rappresentata in termini religiosi, come un esemplare cattedrale. (?Ed anche a tanti anni di distanza, dopo tanti anni durante i quali vi ho lavorato, non so dire se la fabbrica sia bella o brutta, perché per tanti anni questo interrogativo anche se mi è venuto in mente non è mai stato decisivo, proprio come per una chiesa o per un tribunale. Oggi posso dire che la fabbrica è sempre stata in un ordine perfetto anche durante i lavori d?ampliamento o di riparazione, sempre pulita e sempre sconosciuta. Questo vuol forse dire che la fabbrica è bella.. ?)
La fabbrica che è anche il nuovo luogo delle relazioni, che sovente sono delle ?non relazioni?, specchio di un mondo che ha disimparato a parlare e conoscersi (emblematica, da questo punto di vista, la presenza assordante del ?rumore? delle macchine, che impedisce il dialogo).
La Fabbrica è un luogo di lavoro: un lavoro che però non è più flessibile come quello dei campi, o come i lavori artigianali?è un lavoro che aliena, in cui ricompare l?idea di Padrone, in una nuova dialettica padrone-servo in cui però entrambi annullano a vicenda le loro libertà, entrambi inglobati in un ottica di cieca e scattante produttività.
Come in Un Amore cambia la città prima di tutto, nel suo aspetto e nei suoi modi; (?La città, come era scritto sui giornali, era veramente tutto un cantiere. Nella maggior parte dei casi il lavoro consisteva nel buttare giù una casa, ed infatti dalle fessure filtrava polvere e fragore di macerie rovinose. Poi ricostruivano, più altro e più brutto.. ?)
Cambia la gente, cambia il modo di vivere la città, cambiano i rapporti tra le persone, i luoghi e i modi di aggregazione.
(?Ci sorprese innanzitutto la scarsa parte di ogni strada che toccava. La fetta maggiore, quella liscia, scura, unta di nafta, di catrame di gomma, spettava alle macchine, grossi oggetti di ferro lucido e vetro, avventati a corsa eguale..? )
Cambia la vita degli uomini: diventa la vita della e nella fabbrica, la vita perfetta di un lavoro perfettamente organizzato. E con la fabbrica muta anche il paesaggio e l?ambiente.
(?La strada era piena di contadini diventati operai. Uscivano dalla fabbrica dei Laminati Plastici.. L?asfalto era un cimitero di rane. Scomparìsan anche loro, gnami besti.? )
(?Ho cominciato a organizzarmi: grazie all?orario della ditta, otto ore divise a metà tra il mattino e il pomeriggio, la mia vita è diventata molto più razionale e ordinata. Ciò che mi rende felice sopra ogni altra cosa è l?essere diventato proprietà del dottor Max.?)
(?Le fabbriche sono nate dai prati, dalla terra; ma la campagna distrutta, debole e pallida come il cielo, sembra che non si difenda e che non la rimpianga più nessuno.? )
Cambia anche il rapporto con le cose: diventa consumo, diventa rincorsa al benessere, al possesso. (?Alle sei di sera la città cadeva in mano dei consumatori. Per tutta la giornata il gran daffare della popolazione produttiva era il produrre: producevano beni di con-sumo. A una cert?ora, come per lo scatto d?un interruttore, smettevano la produzione e, via!, si buttavano tutti a consumare.? )
Certo, non tutti gli autori che convivono con il boom, rimpiangono il passato vivendolo come un trauma o criticano il presente vedendolo come un tradimento.
Ci sono autori come Calvino che preferiscono tematizzare le critiche al nuovo mondo soltanto per prendere coscienza di un cambiamento che non si può evitare e del fatto che, senza rimpianto, un nuovo mondo si è chiuso e un altro si è aperto.
Altri, come Arbasino, descrivono invece l?euforia nei confronti di un mondo che offre mille opportunità, in cui tutti gli scambi si intensificano: economici, culturali, sessuali. In cui ciò che più conta è l?euforia di sapere che ?il miracolo? è avvenuto e che si può essere finalmente molto più liberi e forse anche felici.
Ma forse il problema di fondo di tutta questa letteratura del boom è proprio il tema della libertà e della vera essenza dell?uomo: c?è chi crede di averla ottenuta, grazie alle innovazioni tecniche, sociali e culturali, grazie ad un nuovo benessere?chi crede di averla persa per strada, tra i corridoi della fabbrica o sotto la calce dei nuovi alti palazzi che ora occupano un pezzo di terra che prima era verde.
C’è qualche lineetta in più ogni tanto..potenza del copia/incolla.X_X
..eeh?
Toro (20 aprile – 20 maggio)
“L’idealismo aumenta in proporzione alla distanza dal problema”, scriveva lo scrittore John Galsworthy. In altre parole, la maggior parte delle persone trova più facile rimanere fedele alle proprie nobili convinzioni quando non deve avere a che fare con i meschini dettagli della vita reale. Sono sicuro che nelle prossime settimane sarai una toccante eccezione a questa regola, Toro. A giudicare dai presagi astrali, prevedo che sarai un maestro di pragmatismo utopico. Penetrando più a fondo nel cuore di ogni singolo problema, troverai strategie concrete per tirare fuori il meglio dagli altri.
O_O’
"Il ricordo è un vestito smesso che per quanto bello non entra più"

Non so perchè è un po’ di tempo che mi passa per la testa questo brano.
E’ la fine di un’ opera di Beckett.
Non so perchè. Soprattutto le ultimissime frasi, a dire il vero.
L’ultima volta l’ho sentito un anno fa da Giuseppe Bertolucci e mi era piaciuto un sacco. [vd. "Ritratto del Novecento", Bologna, giugno scorso].
In effetti con la sua erre moscia e la sua voce roca, più roca del catrame, sembrava molto più bello.
Proiettavano anche la fine del film tratto appunto da questa opera. Favoloso.
Ora l’ho ritrovato..on Google, obviously.
Tutto qui.
(…)uvaspina, ha detto.
Ho ripetuto che secondo me non avevamo speranza,
che era inutile continuare e lei ha detto sì, senza aprire gli occhi.
Le ho chiesto di guardarmi e dopo un momento…
dopo un momento lo ha fatto, ma gli occhi erano due fessure,
per via del sole.
Mi sono curvato su di lei per farle ombra e allora si sono aperti…
M’hanno fatto entrare.
Andavamo alla deriva in mezzo alle canne e ci siamo arenati.
Come si piegavano, sospirando, davanti alla prua!
Mi sono disteso su di lei, la faccia sul suo petto, la mano su di lei.
Stavamo là, sdraiati, senza muovere.
Ma sotto di noi tutto si muoveva, e ci muoveva, dolcemente, su e giù,
da un lato all’altro.
Dopo mezzanotte. Mai sentito tanto silenzio.
La terra potrebbe essere disabitata.
Qui termino questo nastro. Scatola… tre, bobina… cinque.
Forse i miei anni migliori sono finiti.
Quando la felicità era forse ancora possibile.
Ma non li rivorrei indietro. Non col fuoco che sento in me ora.
No, non li rivorrei indietro.
Samuel Beckett, “L’ultimo nastro di Krapp”
Dopo si scava.
Mentre aspettavo una mail che non arrivava, e che non è ancora arrivata >:
[e ora con le vostre testoline frenetiche non vi aspettate nulla di interessante..]..comunque dicevo: mentre aspettavo una mail con una password di cui ho necessario bisogno entro domattina per poter dare un esame..tra il glossario di informatica e “invia/ricevi” di Outlook..ho toccato il fondo.
Sì.
Ho dato il peggio di me.
So che certe cose non bisognerebbe dirle..che bisognerebbe conservare un po’ di dignità, e che anche se alcuni di voi non mi hanno mai vista questo non è un buon motivo per perdere la faccia definitivamente.
Ma va detto, va detto.
Oggi pomeriggio girando per Rai Click mi sono fermata a guardare un po’ di puntate del.. Medico in Famiglia 3. Saltando qua e là nei punti più salienti.
Oh, l’ho detto. Mi sento più libera. Vergognosa ma leggera.
Ok: 1, 2 ,3…compatitemi!
..dov’è la primavera?

Stasera sono in fase very very very down, della serie amarezza cosmica..non chiedetemi perchè, non si può dire..vi basti sapere che non è nulla di grave.
[*poi un pomeriggio più dazed and confused degli altri quel vecchio aveva riflettuto che era un'emerita scempiaggine la storiella dei cani capaci di portare il giornale ai loro padroni e infatti lui non ne aveva mai visto uno e in ogni caso avrebbe sbavazzato tutta la carta giusto]
Sans toi, les émotions d’aujourd hui ..
Questa sono io [quasi 365 giorni l'anno..]
Video importato
YouTube Video
[*ovvero..è mia abitudine sognare ad occhi aperti..ma dietro la tendina c'è solo il gatto.
Per chi ha visto il film..ovviamente al suono del campanello dietro la porta, nel mio caso, ci sarebbe stato il postino, i Testimoni di Geova, il tizio di Euroclub e quello del Folletto. Tutti insieme. ]
Questo invece è il mio attuale [e sempiterno] ideale di felicità.
Video importato
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[*che comprende tutto: le espressioni di lei(cioè io nel mio ideale di felicità), il suo giubino rosso, il suo taglio di capelli, lui che prova a guidare senza mani, il sacré coeur sullo sfondo, il motorino scassato, le boccacce alla telecamera, la musica in sottofondo che cresce e poi cala e si spegne.
Come vedete il filmato è più sfuocato..preludio e rimando alla mia esitenza felice. =_=']
Bah.
Bah.
Bah.




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